Mi sono approcciata al counseling nel 2021. Cercavo una formazione pratica che mi aiutasse a calare nel concreto quell’epistemologia sistemica incontrata durante gli studi universitari, ma che in fondo non riuscivo a cogliere appieno. Dopo un PhD in Education in Inghilterra, nel 2019 sono rientrata in Italia e, cercando la mia strada, ho prima insegnato italiano agli stranieri e poi sono approdata alla formazione e alla ricerca valutativa per lo sviluppo di comunità. Desideravo imparare un approccio che mi sostenesse nel mio lavoro di ricercatrice sociale applicata al campo della consulenza.
Dato che diversi colleghi pedagogisti avevano una formazione in counseling, ho pensato che potesse essere una buona strada. Così ho dedicato un anno intero a fare colloqui e conversazioni per scegliere l’approccio e la scuola: non volevo dare nulla per scontato. Alla fine sono tornata al primo nome che mi aveva fatto la mia mentore Laura, che nel frattempo aveva preso altre strade. Ho scelto il Centro Milanese di Terapia della Famiglia: una scuola storica che mi sembrava interessata più a portare avanti una ricerca che a vendere un prodotto – nella Milano degli slogan, una vera rarità!
Nella domanda di ammissione scrivevo che volevo approfondire un approccio di relazione con l’altro, sia per lavoro che per motivi personali. Dopo alcuni anni di terapia sistemica utili a snodare le mie matasse personali, presagivo che apprendere questo modo di pensare mi avrebbe sostenuta nella vita, oltre che nella professione… ma non immaginavo quanto!
Il percorso dei tre anni di scuola mi ha richiesto di attraversare tante dimensioni: l’impegno, il piacere, la fatica, la vita di gruppo e la messa in gioco. A volte ho letto i libri con più costanza, portandoli persino in spiaggia – ricordo un vento tremendo mentre leggevo I tempi del tempo in Maremma! –, altre volte ho ritagliato a malapena lo spazio in agenda per seguire le lezioni esperienziali. Ricordo ancora quando uscivamo da lezione e, prendendo la metropolitana con una compagna di corso, commentavamo ridendo: “Belle bombettine oggi eh! Siamo belle mazzolate!”.
Eppure, era un dono ricevere nuovi stimoli da quelle giornate intense, ricavate caparbiamente fuori dalla routine. Sempre più, nel corso del tempo, ho sentito la scuola di counseling come una scelta quotidiana da riconfermare per riuscire a portarla avanti. Un posizionamento incerto e goffo, ma autentico perché vissuto con il cuore.
Gaia